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martedì 17 febbraio 2015

...a volte non mi sembra di lavorare!

Fino a quando non capirò che prendersi cura del proprio lavoro...fa parte del lavoro!
Fino a quando non capirò che fotografare il proprio lavoro...è lavoro!
Fino a quando non capirò che valorizzare il proprio lavoro...è lavoro!
Fino a quando non capirò che comunicare il proprio lavoro...è lavoro!

...forse non mi sembrerà di lavorare!

E a volte è proprio questo il problema!

Ma, in attesa di capire cos'è o non è "lavoro", io e Maria abbiamo deciso di riordinare i nostri lavori e abbiamo iniziato a fare (altri tipi di) progetti.



sabato 18 gennaio 2014

L'importante è partecipare!


Vincere il primo Bando regionale per finanziamenti a progetti di partecipazione, come dice Tiziana di Eubios, “fa curriculum!”.
Io, nel mio curriculum, non so ancora bene se inserirlo dopo l'esperienza in Qatar o prima dell'allestimento del matrimonio a Cesenatico...
In ogni caso, visto che non so ancora cosa voglio fare da grande, penso sia sempre un piacere collaborare con le ragazze di Eubios e, ovviamente, una soddisfazione ottenere finanziamenti pubblici dalla Regione Emilia Romagna che “crede” nel tuo progetto.

In sintesi: c'è uno stabile a Fiumana, una frazione del Comune di Predappio, costruito 70 anni fa sull'area che avrebbe dovuto accogliere la Casa del Fascio.
La seconda Guerra Mondiale era però ormai finita e, fortunatamente, il Fascismo pure.
Come rivincita, su quel lotto inedificato viene costruito quello che diventa la sede di un circolo ricreativo sfacciatamente di sinistra.
Poi un giorno del 2012, il Demanio, ossia lo Stato, si rende conto che, se l'edificio è costruito su terreno demaniale, allora è di proprietà statale e aumenta il canone di affitto a 22.000 euro annui: una cifra impossibile da sostenere per la gestione del piccolo bar che occupa i locali a piano terra.
Il circolo ricreativo è infatti scomparso da tempo, l'edificio è ormai in ampia parte inutilizzato, ma il bar rappresenta l'unico centro di aggregazione della piccola frazione che vedrebbe scomparire l'unico luogo pubblico e centro di ritrovo della comunità.
A meno che...non si costituisca un'associazione senza fini di lucro che prenda in gestione lo stabile.
In questo caso, il canone annuo sarebbe di soli 2.000 euro (circa).

Quindi? Che fare?

Si mobilita l'Amministrazione Comunale che cerca di sensibilizzare e stimolare tutta la comunità della frazione.
Parallelamente e soprattutto inconsapevoli della situazione, arriviamo noi, Eubios Società di Ingegneria ed io, a proporre al sindaco di Predappio un progetto di partecipazione con la possibilità di ottenere fondi pubblici qualora il progetto venisse riconosciuto idoneo per l'ammissione ai finanziamenti.
Nonostante la nostra proposta fosse incentrata sullo sviluppo e l'implementazione dell'offerta turistica, ci troviamo velocemente coinvolti nel problema dell'imminente chiusura del bar ospitato nello stabile.
Seguono quindi svariati incontri con i cittadini e con gli amministratori da cui nascono svariate proposte e idee per far diventare un semplice stabile in un “contenitore”, che funga in primo luogo da spazio di aggregazione in cui costruire relazioni e coesione sociale, un luogo a disposizione della cittadinanza che diventi, inoltre, un “laboratorio permanente” dove realizzare iniziative culturali ed attività di servizio ma, soprattutto, che contribuisca a rafforzare il senso di identità e appartenenza alla comunità (estratto del progetto Fiumana Partecipa! Presentato alla Regione Emilia Romagna nell'ambito del Bando 2012 per l’erogazione dei contributi regionali agli enti locali a sostegno dei processi di partecipazione - L.R. n.3/2010, art.6).
Emergono anche tanta volontà e tanto spirito di iniziativa, ma anche forti perplessità e incomprensioni.
Per chi volesse approfondire le fasi del processo, rimando alla sezione Fiumana Partecipa! del sito del Comune di Predappio.
Per chi invece vuol sapere subito come è finita tutta la vicenda, posso dire che, attualmente, lo stabile è completamente recuperato a piano terra e gestito dall'Associazione Articolo 3 Fuimana aps che si è costituita proprio durante il processo partecipativo.

Ma in tutto ciò...che c'entro io?
A volte me lo sono chiesto...
In realtà, assieme a Tiziana, ho elaborato un piano di comunicazione e un'immagine coordinata del processo, ma soprattutto condotto e facilitato, come suo assistente, gli incontri con i cittadini e i laboratori di partecipazione con i futuri soci dell'associazione al fine di stimolare idee e proposte condivisibili, raccogliere richieste e dare input a possibili scenari futuri.

6 mesi circa di lavoro: dall'elaborazione del logo del processo, alla stesura del documento finale di chiusura del progetto.
L'unico (vero) rammarico, a parte incazzature dovute a personaggi improbabili incontrati durante il percorso, è il fatto che avessero scelto il logo che a me piaceva meno rispetto a quelli che avevamo pensato! (Chi indovina quale hanno scelto?!?)


Ma partecipazione fa rima con condivisione...e ho condiviso quindi la scelta dei cittadini!

Avevo anche proposto di colorare la facciata dell'edificio come “elemento forte e visibile”, ma purtroppo è rimasta solo un'idea...


lunedì 16 dicembre 2013

Il progetto che non ricordavo

Colto da una spiccata dose di egocentrismo e autoreferenzialità (ma chi non lo ha mai fatto?!) digito il mio nome e cognome in Google...e viene fuori un lavoro che nemmeno mi ricordavo: "Ampliamento una tantum dello stabilimento ex-Fini compressori" a Zola Predosa - BO.

Era il 2008, il progettista e il direttore dei lavori era l'architetto Alessandra Tondi, io, il suo collaboratore.

Il risultato è un progetto di riqualificazione e recupero: da stabilimento industriale ormai dismesso e alquanto anonimo a edificio con un suo stile e carattere.
L'intervento, pur rispettando le volumetrie esistenti, si evolve verso una nuova formalità: semplici volumi che si sovrappongono e si intersecano, giochi di chiaro e scuro e l'alternanza di pieni e vuoti.
Non più solo uno spazio produttivo, quindi, in cui tutto ruota attorno al "funzionale".

E, quando mi è capitato di passare lungo l'Autosdrada A1, che sfreccia proprio accanto, ammetto di essermi (un po') emozionato.
Perchè mi sono ricordatoo delle giornate passate in cantiere, delle ore spese a disegnare, dei momenti di confronto con lo strutturista o con il responsabile della sicurezza e del fatto che, la prima volta che mi sono presentato al capo cantiere mi sono sentito dire: "...mi avevano detto che veniva l'ingegnere...e invece hanno mandato te! Chi sei...il geometra?".


Per una descrizione più completa e foto più "professionali", riamando al sito di Progetti, la rivista in cui il progetto è stato pubblicato.

Progetto: Ampliamento una tantum dello stabilimento ex-Fini compressori
Progettisti: Alessandra Tondi, Nicola Barzanti (collaboratore)
Committente: Pavirani srl
Ditta esecutrice: Reggiani Costruzioni spa

domenica 8 dicembre 2013

Potere di Instagram

Si, Instagram mi piace!
Perchè a volte dalle foto che uno scatta e posta si possono capire tante cose...
Anche se c'è meno interazione di altri social network, come FB o Twitter...la scelta del soggetto, l'inquadratura, il filtro scelto...spesso dicono molto di più di un commento o uno status!

Tutto è iniziato proprio con un paio di foto che Rosario ha pubblicato su Instagram: qualche angolo di casa, scorci non ben definiti e particolari di qualche oggetto.
Poi capita che Alessandra, una collega di Rosario e fotografa, vede le foto, le nota e le fa vedere a Fabrizio, suo compagno e fotografo pure lui.







Seguono quindi:
- un sopralluogo finito a tarallucci e spritz;
- una serie di mail con indicazioni, consigli e suggerimenti;
- l'arrivo di un pacco pieno di biancheria per la casa;
- un po' di spostamenti e, soprattutto, svuotamenti!

Poi, un sabato mattina si presentano a casa Fabrizio (il fotografo), Alessandra (fotografa e compagna del fotografo) Francesca (Stylist) e Ariel (figlio di pochi mesi di Francesca) e si inizia.

Ero curioso di vedere cosa c'era dietro ad uno scatto.
La cura del dettaglio, le inquadrature, i giochi di luci e ombre, la posizione di un oggetto, l'accostamento di colori...
E scopro che un servizio fotografico non è qualcosa di veloce.
Si sceglie la vista, si prepara il soggetto, si cerca quel particolare oggetto, si posiziona, si corregge, si ricontrolla, si sposta, si aggiusta, si controlla di nuovo..

Alla fine, ne è venuto fuori un servizio fotografico su casa nostra che con il tocco di Francesca e l'occhio di Fabrizio appare (più) ordinata e (quasi) minimalista!
Nel frattempo, però, è già cambiata! Perchè siamo due accumulatori, o forse due "massimalisti".
Paradossalmente, ci piacerebbero le stanze non troppo piene e, ciclicamente ci proviamo e iniziamo a giocare a "dove metto cosa", spostando quel mobile in quell'angolo o provando a posizionare quell'altro mobile nell'altra stanza. Il risultato è che abbiamo la sensazione che non abbiamo mai finito veramente di traslocare.
In aggiunta, a volte, parcheggio in casa qualche pezzo d'arredamento che poi rivendo a qualche cliente. Il risultato è che...ci sono arredi e oggetti che "girano"...appaiono per un po', si creano salottini che poi finiscono in un qualche mio progetto o se si guarda con attenzione l'ultimo allestimento che abbiamo fatto, si scoprono oggetti che di solito sono sparsi nelle nostre mensole...

Il servizio completo è visibile nel sito di Fabrizio e tutte le volte che lo riguardo ho un po' di "nostalgia" per quell'ordine calcolato che aveva sapientemente creato Francesca.


giovedì 28 novembre 2013

...quando sono partito per il Qatar!

Era il 2010.
E succede che mi venga proposto un lavoro in Qatar.

Ecco...la prima volta che mi hanno parlato di questo progetto, non sapevo nemmeno dove fosse il Qatar...

In sintesi: c'era uno stabile in via di ultimazione, dentro si doveva allestire una linea produttiva di segnali stradali, c'erano una trentina di container pieni di macchinari e componentistica che stavano già navigando a destinazione e poi c'ero io, che avrei dovuto fare la direzione lavori.

Attirato dall'esperienza all'estero e, non lo nego, dal compenso...un po' incoscentemente, sono partito!

E sono arrivato a Doha.

Non sapevo esattamente cosa mi aspettasse.

Ancora oggi a volte mi guardo indietro...e non capisco bene...




La definirei...un'esperienza!

Non so se positiva o negativa...sicuramente un'esperienza intensa sul piano lavorativo, ma soprattutto dal punto di vista personale, sentimentale e umano.

A Doha ci sono un milione e mezzo di immigrati che lavorano...costantemente, sotto il sole, con pochi diritti.

Un formicaio di nigeriani, indiani, pakistani, malesi, filippini che a volte parlano a stento l'inglese e che stanno costruendo di tutto: strade, hotel, grattacieli, stabilimenti industriali....e poi aiuole, centri commerciali, acquedotti, gasdotti...

Mi sono ritrovato a dirigerne 60 tra manovalanza, addetti alla movimentazione merci e operai specializzati nella realizzazione di impianti.

Ma mi sono trovato anche a organizzare la logistica, programmare consegne e scarichi, pianificare montaggi e allacciamenti, ma anche prenotare voli, camere d'albergo e taxi per chi veniva dall'Italia a collaudare le macchine.

Mi sono trovato a fare il mediatore culturale tra nigeriani, indiani e filippini ma ho anche trattato su orari di lavoro e pasti e mi sono ritrovato a vagare per quella che chiamano "Zona Industriale" alla ricerca di un particolare pezzo mancante o un determinato tipo di lubrificante!
Tutto attorno c'era Doha.
Una città che ha voglia di modernità ma che sbatte contro la tradizione e risulta un po' schizzofrenica tra le radici e l'occidente.
Veli che coprono il capo e il volto e borse Prada in cui ci sta tutto il mio guardaroba, grattacieli scintillanti di vetro e acciaio e souq che profumano di spezie, investimenti colossali e organizzazione da quartiere, i fondament(alism)i religiosi e una ricerca sfrenata di alcool..il tutto, ancora non armoniosamente amalgamato, anzi, a voltre stridente, a volte patetico, a volte buffo.



Poi, un pezzo alla volta, tutto è andato (più o meno) al suo posto.
Mi sono fatto una foto con la prima macchina posizionata. (E una rondella dell'imballaggio l'ho portata al dito come un anello per 8 mesi...fino alla fine del progetto!)
Poi ne sono state posizionate altre, poi altre ancora, e da quei 12.000 mq, all'inizio completamente vuoti, hanno preso forma linee di taglio e di stampaggio, le postazioni per la saldatura, l'impianto di verniciatura, il laboratorio serigrafico, il magazzino delle materie prime...etc.



Ho poi festeggiato la fine del Ramadan, mi sono immerso nei sapori della cucina mediorientale, indiana, nigeriana e filippina, ho spiegato procedimenti e meccanismi, ho scherzato e riso, ho mediato e, a volte, ho assunto posizioni irremovibili.


Ho anche perso 5 chili e, di tanto in tanto, la cognizione della realtà (e dello stile! se mai l'ho avuta!).


Non ho mai perso la caparbietà di arrivare fino in fondo, ma, allo stesso tempo non ne ho mai avuto la certezza.
Alla fine, dopo 8 mesi, tra imprevisti e soluzioni fantasiose, calore e polvere, qualche disorganizzazione e tanta fatica, tutta la linea produttiva era allestita, le macchine pronte per essere accese e soprattutto ero riuscito a non farmi considerare solo l'occidentale che "comanda".
Un anno dopo il mio rientro ho anche scoperto che c'era un video su tutta la fase di montaggio, un video un po' sfacciatamente pubblicitario e che a distanza di tempo mi fa ancora sorridere.

 

L'aspetto più coinvolgente di tutta questa esperienza è stato, comunque, il lato umano.
Per quel che riguarda l'umanità, a volte, in questa terra, non si sa neppure che significato abbia questa parola.
(Perchè chi è emigrato in Qatar, nella stragrande maggioranza dei casi è "proprietà" di qualcun'altro. Gli arabi sono i capi, i padroni, coloro che hanno in mano l'identità, il passaporto, la libertà, il sogno di ogni migrante.)
E a me, i migranti con cui ho lavorato, sudato, discusso, gioito, scherzato e a cui, inevitabilmente, mi ero affezionato, piace ricordarli così...sorridenti!



Progetto: Approntamento dello stabilimento QMedia Signage, per la produzione di segnaletica stradale.
Committente: QMedia, Doha, Qatar
Ditta esecutrice: Gruppo Vis, S.Sofia (FC)

giovedì 21 novembre 2013

Atak - Mirabilia -&- Francesca Ghermandi - Officina Ghermandi

Quando Maria mi ha chiesto di collaborare con lei per l'allestimento di una mostra all'interno di un festival di fumetti, la mi risposta è stata: ..."ma io leggo solo Diabolik!"
E' così che è iniziata l'avventura di BilBolBul 2012.

Gli autori (di punta!) di quell'anno erano Atak e Francesca Ghermandi.
Tedesco il primo, bolognese la seconda.
Entrambi giocosi e poliedrici, ironici ed eclettici.







Più che un percorso, ne è venuto fuori un circuito. Senza una direzione di visita ben precisa.
Tra le due mostre, una "stanza comune". Una sorta di filtro, una biblioteca di ispirazione per entrambi, un momento di pausa dopo le esplosioni di colori e forme e riferimenti.







Atak - Mirabilia
Francesca Ghermandi - Officina Ghermandi
 
Museo Civico Archeologico - Bologna 
Curatori: Hamelin 
Progetto allestimento: Nicola Barzanti, Maria Elena Morganti 
Realizzazione allestimento: Pialla&Scalpello
Ph: Stefano Stagni, Barbara Sandrolini, Marco Tavarnasi, Maria Elena Morganti
 






mercoledì 24 luglio 2013

BorgoPianetto27

Dopo anni di azioni di persuasione...ce l'ho fatta! Ho convinto mio babbo! E di quel vecchio appartamento, a cui tutti eravamo in un qualche modo legati, ne abbiamo fatto una sorta di b&b o casa vacanza...o come la legislazione li definisce "Appartamenti per turisti"!
...tre appartamenti-ni indipendenti dove abbiamo lasciato più o meno inalterata la struttura, segnata dagli anni e dalle persone che la hanno vissuta.
Poi...tanta ricerca, per cantine, mercatini e anche bidoni dell'immondizia.


E la soddisfazione più grande...è aver soddisfatto il cliente...dato che non ha mai nascosto i dubbi e le perplessità.
Il risultato finale lo si può vedere su www.borgopianetto27.it